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mike brodie

MIKE BRODIE

Meier cattura

PER 380 DOLLARI – SU VIVIAN MAIER

Una famosa bambinaia.

Nessuno la conosceva fino al 2007 quando grazie a John Maloof, un giovane studente intento ad una ricerca su Chicago, acquista per 380 dollari una “box” e nel sistemare il contenuto ritrova una cassa contenente centinaia di negativi e rullini ancora da sviluppare.

Vivian Maier nacque a New York, il 1º febbraio 1926 e morì il 21 aprile 2009.

In pratica, posso dire, che non si è mai occupata delle proprie fotografie. Lo capisco dal fatto che vennero ritrovati centinaia di rullini non sviluppati e negativi . Ovviamente la Maier non era una fotografa professionista, parliamo quindi di una fotografa amatoriale, anche se di un certo pregio.

Se avete avuto occasione di vedere qualche pubblicazione o addirittura la mostra, potreste aver notato che le immagini sono tutte quadrate (medio formato 6×6), questo perché scattava con una macchina che sfruttava tale formato ma questo rimane solo un fatto tecnico. Sono tutte quadrate e non c’è alcun taglio, sono stampe del negativo originale, se c’è un taglio non è opera della Maier.

Tutto ciò per dire che in questa operazione di comunicazione fotografica manca di netto la post-produzione fotografica, fase fondamentale del lavoro di un fotografo (il taglio, la elaborazione in camera oscura, la scelta dello scatto).

Tutto ciò comunque non sminuisce l’operazione che ha reso famosa Vivian Maier, dice semplicemente che per rendere importante, riconoscibile un lavoro non sempre devono essere presenti tutte le componenti della fotografia, potenzialmente come in questo caso, è sufficiente lo “spectator” quindi noi che vediamo le fotografie, le scopriamo, le sviluppiamo e diamo una nuova valenza a delle immagini che altrimenti non sarebbero mai state considerate.

Le immagini di Vivian Maier offrono uno spaccato di realtà della vita di Chicago, hanno una componente documentaristica, non hanno certamente una volontà artistica e narrativa, lei non sviluppò mai quei negativi.

In Maier ritrovo però una componente umana molto vicina a me, il movente delle fotografie. Sembra che la motivazione fosse semplicemente il piacere di fotografare, quello che lato mio è il “mi fa star bene”.

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