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MIKE BRODIE

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STEVE MCCURRY E GLI AMMICCAMENTI FOTOGRAFICI

Un amico mi chiese “guarda quella fotografia, quella della ragazza afgana. Non ti sembra che lei abbia paura?”.

Se ad un primo sguardo anni fa, durante una mostra a Palazzo della Ragione a Milano, le stampe di McCurry suscitarono in me un certo stupore e apprezzamento, sicuramente non nei ritratti; nel tempo anche quello stupore ebbe a scomparire.

L’uso del colore iper saturo, la posa e determinate geometrie, sono frutto di un elaborato editing in post produzione che è rispettabilissimo ma è il risultato finale che mi lascia perplesso. Cosa cerca di raccontarmi? Quale storia? Racconta i nostri tempi?

Non capisco, mi appare soprattutto un abile uomo di comunicazione e di marketing di se stesso. Dovrebbe collaborare con la pubblicità invece si propone come fotoreporter, e di cosa? Ma come anche per altre arti, spesso, i più premiati sono anche coloro che ci lasceranno molto poco.

A parziale conferma sono i molti foto ritocchi, ripeto foto ritocchi e non post-produzione, che testimoniano una ricerca atta a colpire l’occhio e determinati centri di stimolazione del nostro cervello col fine di impolpare il proprio conto corrente. Nulla di orribile o di illegale s’intende ma semplicemente “e quindi?”.

http://www.ilpost.it/2016/05/16/la-storia-delle-foto-ritoccate-di-steve-mccurry/

http://maledettifotografi.it/interviste/steve-mccurry/

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